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Nel corso degli ultimi due anni, e con maggiore insistenza nella seconda parte di quest'anno, sono avanzate proposte legislative, posizioni sindacali, dibattiti e ricerche sul tema della partecipazione dei lavoratori all'impresa. Il tema non è nuovo nel panorama nazionale e sopratutto internazionale, fin dagli anni sessanta, sotto il nome di “democrazia industriale” (1), circolavano proposte, ovviamente con disparate finalità (rafforzamento dei poteri dei sindacati, strumenti per favorire l'azionariato dei dipendenti, forme di programmazione economica,introduzione di strumenti di diritto societario volti alla co-determinazione delle scelte gestionali modellati sul sistema “renano”).
Il tema purtroppo non sembra beneficiare in Italia degli utili spunti della analisi economica del diritto (ci riferiamo alle teorie di Hansmann (2) sulla proprietà dell'impresa) né di quelli avanzati in tema di governance multi-stakeholders (ci riferiamo alle ben note posizioni di Lorenzo Sacconi (3) ), e nonostante la competenza dei partecipanti al dibattito legislativo (e paralegislativo) regna molta confusione sotto il cielo. Sarebbe auspicabile una pubblica discussione sui fini dell'impresa e sul ruolo del fattore lavoro con il tramonto del fordismo, e conseguentemente, della prevalente funzione assicurativa del “posto di lavoro” nella grande impresa industriale.
Infatti, a nostro sommesso parere, il tema della maggiore co-partecipazione dei lavoratori al rischio (ed alle opportunità imprenditoriali), che in questi anni è circolato molto nel nostro paese (si pensi ai saggi di P. Ichino (4)) dovrebbe indurci, seguendo o quantomeno confrontandoci con la analisi economica delle istituzioni, a ragionare circa l'allocazione della proprietà nelle imprese, circa la genuina e sana funzione della “biodiversità societaria” (mi riferisco ai tanti attacchi alle società cooperative, ecc.) e sulla questione di quale perimetro tracciare per i doveri fiduciari dei “gestori dell'impresa” . Tutto sotto la luce non delle concessioni sindacali oppure delle concessioni politiche o ideologiche ma sotto il paradigma, forse rozzo ma efficacie, del più rischio impongo (ai lavoratori) e quindi maggiori doveri di coopertecipazione alle scelte devo garantire (sempre ai lavoratori in quanto tali).
Sergio Di Nola - EconomEtica
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1. Rimando per un attenta ed intelligente disamina del dibattito sul punto in quel periodo storico a P. Montalenti, “Democrazia industriale e diritto dell'impresa”, F. Angeli, 1981.
2. H. Hansman, “La proprietà dell'impresa”, Il mulino, 2005.
3. L. Sacconi, “Economia etica organizzazione”, La Terza, 1997 e “Guida critica alla responsabilità sociale e al governo d'impresa”, Bancaria Ed., 2005.
4. In particolare si veda P. Ichino, “A che cosa serve il sindacato? Le follie di un sistema bloccato e la scommessa contro il declino”, Mondadori, 2006.
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