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Un cibo plurale

Ai primi di febbraio Milano ha parlato di cibo e cucina ospitando cuochi (e non solo) a Identità Golose “congresso italiano di cucina d’autore”. In quell’occasione lo chef Massimo Bottura di Modena ha presentato un piatto di grande semplicità e tradizione nazionale reinterpretandolo con una forte ambizione culturale: dalla lingua in salsa verde a Tutte le lingue del mondo (foto 1), mentre Alex Gares, un collega spagnolo volato in Italia dal suo resort alle Maldive, raccontava il suo approccio a una cucina che “ruba” a tante tradizioni orientali. Il mondo in un piatto..?
 
 
Negli stessi giorni il Ministro Luca Zaia (foto 2) ha lanciato il nuovo panino McItaly di McDonald’s: fregiandosi del patrocinio ufficiale del Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali il sandwich ha l’ambizioso obbiettivo di dialogare con i giovani, lavorando sul loro imprinting gustativo. L’iniziativa ha suscitato un amplissimo dibattito con posizioni assai divergenti tra gli entusiasti sostenitori e gli irriducibili detrattori, non solo in Italia ma persino sulla stampa estera.
 
 
Gli enormi negozi di Eataly si preparano ad invadere il mondo, forti della filosofia del “buono, pulito e giusto” che ritroviamo anche come base della totalmente condivisibile mission di Milano Ristorazione S.p.A., “il più grande ristorante per bambini in Italia”, ossia la società comunale che a Milano fornisce i pasti per le scuole, dalle materne alle secondarie di primo grado (dall’asilo alle medie, per chi non ha figli…). Eppure all’uscita delle scuole si odono costantemente lamenti: la gran parte dei ragazzi vorrebbe solamente pasta al pomodoro, pizza e gelato, le maestre recriminano sulla scarsissima disponibilità degli alunni ad assaggiare cibi a loro non usuali, le mamme spesso pur non conoscendo menù e preparazioni dicono per principio che “così non va!”.
 Di cibo si parla ormai tanto e ovunque: è arte, come in questi giorni a Modenantiquaria, è ”scienza in cucina” e non c’è rivista che non riservi un ampio spazio a temi legati all’alimentazione: mica le due ricette relegate in fondo alle pagine dei femminili d’antan, no, no, ormai il cibo è design, cultura, salute e politica...
 
Tanta carne al fuoco, è proprio il caso di dire visto l’argomento, volutamente gettata sul tavolo alla rinfusa come la spesa di ritorno dal mercato. Un ricco pot-pourri pieno di stimoli, ma poi bisogna mettere ordine. Immaginare delle ricette sane, buone, nutrienti, adeguate alle esigenze nutrizionali di ciascuno.
 
Ma quante sono le persone, fuor di metafora, in grado di nutrirsi consapevolmente, quante quelle che possiedono le conoscenze per alimentarsi secondo le proprie necessità? E quante sono consapevoli della diversità italiana in termini di prodotti e territori? Eppure viviamo in un paese e in un’area del mondo decisamente tra le più fortunate, ricca di un patrimonio di “saperi e sapori” invidiato ma troppo spesso trascurato in favore di una omologazione dei consumi e delle abitudini.