Era pochi giorni fa l'anniversario della tragedia di Chernobyl. Il 26 aprile 1986, durante l’esecuzione di un test, nella centrale elettronucleare ucraina ci fu un’esplosione che ha causato la dispersione di grandi quantità di materiale radioattivo e la morte per cancro di migliaia di persone. Un monito da non dimenticare ogni volta che si parla di utilizzare energia dell'atomo, certo. Ma è altrattanto certo che dobbiamo trovare il modo di soddisfare il nostro crescente fabbisogno di energia.
E allora proviamo a fare i conti.
Dobbiamo limitare gas serra e combustibili fossili (come petrolio e carbone) perché sappiamo con certezza che molti prodotti della loro combustione causano il cancro e altre malattie. E poi, in fatto di energia abbiamo un duplice problema: produrne quanta è necessaria allo sviluppo (tenendo presente che secondo le ultime stime il fabbisogno mondiale aumenterà di oltre il 50 per cento entro il 2030) e farlo proteggendo l’uomo e l’ambiente. Quella nucleare, secondo molti, sarebbe oggi la fonte migliore per soddisfare i due requisiti, perché non inquina ed è sicura per la salute: il rischio cancerogeno dell’energia nucleare con i moderni reattori appare vicino allo zero.
Infine, nel malaugurato caso di nuovi incidenti, l’Italia verrebbe presto raggiunta comunque (pur non avendo centrali sue) dalle nubi dei vicini francesi (che di centrali in attività ne hanno circa una settantina), tedeschi (una ventina), svizzeri (cinque)...
Quindi perchè rinunciare al nucleare, purchè - è ovvio - si rispettino tutte le regole di sicurezza per gli uomini e l'ambiente?