Italia-Usa: modelli universitari a confronto

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Fondazione.Umbe...
foto di Fondazione.Umberto.Veronesi
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Iscritto dal: 29/06/2009
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Fuga da Milano per il weekend. Spezzoni di un dialogo su un treno, offrono uno spunto.
Il signor X dice:
«Se dal punto di vista teorico la nostra scuola non ha niente da invidiare alla scuola americana, dal punto di vista pratico gli americani sono molto più bravi. In Italia si insegna moltissima teoria e pochissima pratica».
E Y gli risponde: «Sì, anche nella ricerca gli Stati Uniti sono vincenti perché distribuiscono i fondi con criteri ben diversi da quelli italiani, e non c'è nepotismo, ma un sistema che premia i meritevoli».

I due si allontanano, ma i pensieri proseguono in quella direzione…
L’Università italiana è storicamente organizzata come “luogo di pensiero indipendente”, senza un’attenzione specifica al mercato a cui si rivolge, senza un calcolo sulle basi delle leggi di richiesta-offerta.
E per molte facoltà non si è mai creata nel nostro Paese una competizione fra atenei per avere molti studenti e i migliori docenti, perché manca un criterio di confronto e valutazione. Basta pensare a due fattori: il valore legale della laurea è uguale per tutti, indipendentemente dall'università che l'ha rilasciata, e l'esame di stato viene effettuato dalla stessa università in cui si è frequentato il corso di laurea. Negli Stati Uniti invece le università pubbliche e private sono in accesa competizione fra loro sul fronte della qualità, che viene misurata in modo obiettivo in base al numero di studenti che passa l'esame di stato, effettuato da un board governativo in modo indipendente rispetto al corso di studi. Il risultato finale di questa situazione non è che la preparazione dei nostri studenti sia comunque inferiore a quella americana, ma, questo sì, è più legata alla capacità e buona volontà individuale dello studente e dei docenti che non al sistema universitario.

In altre parole, anche i film insegnano: una laurea  ad Harvard dà un certa garanzia di qualità mentre una laurea conseguita in qualsiasi università italiana di per sé ne dà molto meno. Tutto, o perlomeno molto, dipende dallo studente e dai singoli professori. E quando si arriva al tanto atteso inserimento professionale è il caos!